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Ebe

Ebe, Canova



Dea greca, figlia di Zeus e di Era o Giunone. Assieme alle Ore e alle Muse danzava al suono della lira di Apollo ed era la coppiera degli dei; in più di un mito la si trova al servizio della madre. Secondo l'Odissea, andò sposa a Eracle, quando l'eroe fu divinizzato. A Roma, Ebe fu identificata con la dea indigena Iuventas e le fu dedicato un tempio dal console Marco Livio Salinatore (207 aC).
Già in disegni del 1783-'85 il Canova studiava motivi di figure femminili in movimento; nel primo decennio del nuovo secolo dipinse tutta una serie di tempere in stile pompeiano che sviluppavano in ritmi molteplici lo stesso motivo, cui ritornava successivamente, in scultura, con varie danzatrici, da quella con le mani sui fianchi, ora a Leningrado (1806), a quella con il dito al mento, all'altra con i cembali (1808-'9); ma fin dal 1796 aveva modellato un'elegante, lieve immagine di Ebe (attualmente in Germania) che suscitò enormi entusiasmi tanto che lo scultore dovette replicarla più volte: nel 1801 per l'imperatrice Giuseppina (ora a Leningrado), nel 1814 per il Lord Cawdor (a Chatsworth), nel 1816 per Veronica Guerrini. è, questa ultima, la versione di Forlì, nella quale il Canova, come nell'esemplare inglese, oltre alle sottili varianti che continuamente apportava alle sue invenzioni, introdusse un elemento nuovo e inatteso, la policromia a colori tenui e sfumati.

Ebe di Antonio Canova
Ebe di Antonio Canova


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