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MITO DI CUPIDO E PSICHE

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Cupido e Psiche, di William Bouguereau

Quella di Cupido (o Amore o Eros) e Psiche è una leggenda che apparse per la prima volta come storia secondaria nell'Asino d'oro di Lucio Apuleio, il quale probabilmente usò un mito pre-esistente adattandolo ai fini della sua narrazione.

Invidiosa della bellezza di Psiche (nome che in greco significa sia anima che farfalla), una donna mortale figlia del re di Sicilia, Venere chiese a suo figlio Cupido di usare le sue frecce d'oro mentre la ragazza dormiva per far sì che, una volta svegliatasi, Venere potesse farla innamorare di una qualche vile creatura. Cupido infine accettò dopo molte proteste, e, resosi invisibile, volò nella stanza della fanciulla nottetempo, introducendosi dalla finestra: qui fu mosso da compassione, poichè si accorse che Psiche era nata troppo bella per vivere al sicuro. Tuttavia si avvicinò lentamente e, attento a non far rumori, preparò una delle sue frecce d'oro: si sporse verso la ragazza dormiente che però all'improvviso si svegliò spaventandolo, poichè lo guardò dritto negli occhi nonostante fosse invisibile. Il sobbalzo portò Cupido a graffiarsi con la freccia e a innamorarsi di lei.. non poteva evidentemente portare più a termine la sua missione, e riferì a Venere di tutto ciò, causando la sua ira. La dea infatti maledisse Psiche affinchè non trovi mai un marito, il che agitò Cupido che decise di smettere di lanciare frecce finchè la maledizione fosse sulla ragazza, nonostante ciò avrebbe portato alla caduta del tempio di Venere.

Dopo due mesi in cui nessun essere vivente umano o animale si innamorò, sposò o accoppiò, la terra cominciava a invecchiare senza nuovi nati, e Venere non era più celebrata da alcuno. Finalmente decise di accogliere un'unica richiesta da parte di Cupido per appianare la situazione, ed egli scelse quella di avere Psiche per sè. L'accordo prevedeva che egli si rimettesse però subito al lavoro, e così fece riportando la Terra alla normalità, lanciando quante più frecce poteva, e ridonando giovinezza al mondo.
Quando tutti continuavano ad ammirare la bellezza di Psiche ma nessuno la desiderava in sposa, i genitori della fanciulla consultarono un oracolo che consigliò loro di lasciarla sulla montagna più vicina, poichè la sua grazie non era fatta per un essere mortale. Terrificati da ciò, realizzarono di non avere altra scelta se non quella di compiere le istruzioni dell'oracolo, ma in quel momento Zefiro, il vento d'Occidente, portò via con sè Psiche in una valle con un imponente palazzo dove fu subito accudita da servi invisibili fino notte, quando Cupido arrivò e consumò il matrimonio. Così continuò a fare ogni notte, con la condizione che nessuna luce fosse accesa perchè non si svelasse ancora la sua identità.

Cupido e Psiche di David, neoclassicimo
Cupido e Psiche, di J.L. David

Cupid permise poi a Zefiro di riportare Psiche dalle sue sorelle per poi farle giungere tutte e tre al palazzo durante il giorno, raccomandandosi anche con lui di non svelare la sua identità. Le due sorelle, invidiose, dissero alla ragazza, allora incinta di Cupido, che si narrava si fosse sposata con un terribile ed enorme serpente che l'avrebbe divorata presto. Dunque convinsero Psiche a nascondere un coltello e una lampada ad olio nella sua camera da letto, aspettando che suo marito fosse addormentato, per poi accendere la lampada e accoltellarlo se fosse stato davvero un serpente. La ragazza fece a malincuore come gli fu detto, ma così facendo scoprì nel letto, accanto a sè, la divinità Cupido, e nello stupore si ferì anch'ella con una delle frecce, innamorandosi di lui. Lei cominciò a baciarlo ma una goccia d'olio cadde dalla lampada sulle spalle di Cupido, svegliandolo: così vistosi svelato volò via, mentre lei cadde giù dalla finestra, cercando di fermarlo.

Cupido e Psiche, Jean Baptiste Regnault
Cupido e Psiche, di Jean Baptiste Regnault

In seguito Psiche decise di vendicarsi raggiungendo ciascuna delle sue due sorelle maggiori e raccontò loro che Cupido avesse scelto ciascuna delle due come moglie: queste si recarono individualmente al posto indicato (la cima di una montagna) e si gettarono da lì, ma Zefiro non raccolse il loro volo lasciandole schiantare al suolo morte.
Psiche continuò a cercare il suo amore dappertutto, e giunse infine in un tempio in rovina: mentre tentava di risistemare gli oggetti all'interno, Demetra apparì, dicendole che non avrebbe potuto aiutarla, mentre la sola a poterlo fare era Venere, che aveva causato all'origine tutto quanto il suo dilemma: altrettanto le disse Giunone, sicchè la ragazza si recò da Venere, la quale le ordinò di separare tutto il grano che era in una grossa cesta prima che fosse notte. Una formica, mossa da compassione, aiutò con le sue compagne Psiche, rendendo Venere rabbiosa quando si trovò dinnanzi al grano già separato, sicchè disse a Psiche di andare verso un campo dove vi era una pecora d'oro per ricavarne lana aurea. Un dio del fiume avvisò la ragazza che la pecora era molto forte e pericolosa, per cui conveniva aspettare mezzogiorno quando essa avrebbe dormito e si poteva agire indisturbati. La prova successiva fu invece di recuperare dell'acqua inaccessibile ai mortali, custodita da serpenti giganti: stavolta fu un'aquila ad aiutare la fanciulla.
Venere, furiosa perchè Psiche era sopravvissuta, accusa la ragazza di averle fatto perdere parte della sua bellezza a causa delle preoccupazioni per suo figlio Cupido, e le ordina di scendere negli Inferi per chiedere a Proserpina (o Persefone per i greci) di darle un po' di bellezza e riporla in una scatola che Venere le procura. La fanciulla decide che la strada più breve agli Inferi è quella percorsa lanciandosi da una torre e morire così, ma la torre le consiglia il modo per andare agli Inferi viva così da poter tornare, così come la maniera di aggirare Cerbero, il cane a tre teste a guardia del regno (dandogli una piccola torta), e le raccomanda di non mangiare nulla tranne che pane secco altrimenti resterebbe prigioniera di quel luogo per sempre. Così fece Psiche, ma una volta tornata sulla Terra decise di aprire la scatola per prendere un po' di quella bellezza per sè: invece ne uscì un sonno infernale che la sopraffece. Cupido (Eros) che aveva intanto perdonato la sua amata, volò da lei e dopo aver asciugato il sonno dal suo viso e rimessolo nella scatola, la rimandò per la sua strada: dopodichè si recò al monte Olimpo e supplicò Zeus (Giove) di aiutarlo. Questi convocò un concilio degli dei per comunicare la sua volontà a che Cupido sposasse Psiche, sicchè fece portare la ragazza sull'Olimpo e le offrì da bere una coppa di ambrosia per donarle l'immortalità: ciò portò ad una riappacificazione di comodo tra lei e Venere, e i due sposi ebbero una figlia di nome Voluptas (Edone), la dea dei piaceri sensuali.


La ricorrenza di questo soggetto nelle arti dei secoli a venire sono state innumerevoli: per il neoclassicismo le più note sono certamente le opere relative di Antonio Canova (Cupido sveglia Psiche e Cupido e Psiche con farfalla) e Cupido e Psiche di David.


cupido e psiche, william bouguereau
Cupido e Psiche, variazione, di William Bouguereau